Stamattina in metro sono passata davanti a un cartellone con questa scritta accompagnata dall’immagine di due telefonini di ultima generazione.
Ora io mi domando: è mai possibile che ci considerino così idioti?
La frase in sé è stupenda e veritiera ma se ci metti sotto due cellulari e pretendi di dirmi che sono libera di comprarmi quello che voglio ti prendo a calci perché la vera libertà sarebbe non comprarne nessuno e, soprattutto, non sentire il bisogno di comprarlo.
Ci inducono necessità che non abbiamo, desideri che non sentiamo, ci hanno reso schiavi degli spot e degli stereotipi convincendoci che non si possa vivere bene senza l’iPhone, l’iPod, l’iPad, l’iFottetevituttiquanti (e scusate ma ci vuole).
Oggettini carini? Sì. Oggettini utili? A volte. Oggettini indispensabili? NO.
Dov’è finito il piacere di chiedere a un passante un’indicazione, di partire da casa con una piantina fatta a mano oppure girare per la città con una piccola mappa, non trovare la pizzeria che cercavi e ridere e ripiegare su un panino da qualche parte oppure fissare con gli amici alla tal ora e sapere che non hai la scusa di poter paccare o ritardare in qualsiasi momento perché tanto li avvisi subito, hai dato la parola e devi esserci o comunque arrangiarti se non ce la fai…insomma dov’è finito il piacere dell’imprevisto, dell’improvvisazione?
Quante volte sento dire: “Ehhh vorrei poter spegnere il cellulare ma ormai tutti mi considerano sempre raggiungibile”…è questo “sempre” che mi terrorizza perché alla fine siamo noi che ci rendiamo disponibili sempre e comunque per tutti con la scusa che “tanto faccio subito, ce l’ho qui in mano, è giusto un attimo” e intanto gli attimi passano.

Ho avuto a che fare in passato e anche recentemente con persone drogate di tecnologia, gente che teneva in mano l’iPhone in continuazione, gente che era sempre collegata 24 ore su 24, che quando andava in bagno se lo portava appresso, che quando passeggiava chattava su msn, che a ogni trillo di notifica di Facebook doveva precipitarsi a controllare, gente che faceva una foto e doveva assolutamente pubblicarla per farla vedere a tutti in tempo reale, che magari durante una conversazione: “Ehi ma mi ascolti?” – “Un attimo, due minuti, finisco di leggere questo messaggio, è di lavoro”.
Eppure io mi ricordo la stessa gente che lavorava senza questo diabolico aggeggio, gente che mandava una mail da casa e poi usciva e se qualcuno li voleva contattare doveva aspettare qualche ora, gente che guardava il paesaggio attorno godendoselo davvero, che non sentiva la necessità di pubblicare qualsiasi cazzata vedesse in giro.
La libertà è poter scegliere sì, ma scegliere tra quello che dico io, quando lo dico io e come lo dico io, se sono gli altri a dovermi dare delle opzioni non è più libertà ma “libero” arbitrio pilotato.

Godetevi i vostri prodotti Apple, io mi godo l’imprevisto e come disse una volta Morgan: “Ho deciso di perdermi nel mondo anche se sprofondo; applico alla vita i puntini di sospensione che nell’incosciente non c’è negazione”.

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