Ultimamente sempre più persone mi stanno chiedendo come mi sento, se quando mi trasferirò nuovamente vorrò delle piante, se sto auto-producendo come anni fa e via così.
Mi vedono giù di tono ma non immaginano davvero ciò che provo, il tumulto che ho dentro.
Sono incazzata, ferita.
Sono anni che provo ad andarmene da Milano ed ecco che questa stronza città mi risucchia di nuovo, non ho una seconda casa dove poter fuggire quando ne sento il bisogno, non ho possibilità di vivere davvero la vita che vorrei vivere.

Riempire il balcone di piante anni fa serviva solo a far finta di non vivere a Milano ma che senso ha sbattermi per curarle se poi puzzano di gas di scarico e fuori dalla finestra ho il cantiere aperto e file di auto?
Che senso ha prendermi una macchina se non ho posto per parcheggiarla perché è un intreccio di auto senza senso e senza capo né coda?
Che senso ha auto-produrre il cibo, il vestiario, i prodotti cosmetici se non me ne andrò mai da qui o forse solo quando sarò in una pensione che non vedrò mai?
Che senso ha risparmiare quei 100 euro al mese se la città mi assorbe tutto il tempo e le energie ed arrivo la sera che stramazzo al suolo e persino il creare un deodorante e un dentifricio mi ruba quel poco di tempo che ho?
Non è così che mi immaginavo a 32 anni.

Non si può avere tutto, io ho già moltissimo certo ma non ho proprio l’unica cosa che desidero da quando sono nata.
Mi sono arrivati doni più o meno piccoli o grandi, fortune, lavoro, amore ma il desiderio fisso da quando ho avuto l’età della ragione (più o meno a 12 anni) è andarmene da qui, scappare e credevo di esserci riuscita quindi tornare indietro, ritrovarmi a Milano ancora dopo tutto lo sforzo per andarmene è un colpo parecchio pesante e posso essere guerriera finchè voglio ma ho anche io i miei momenti di scoramento.

Sono a pezzi e sto cercando di non mostrarlo ma almeno qui fanculo lo scrivo.

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